- FOTO, PENSIERI, PAROLE -

Girovagando per il mondo...
interrogando la vita...
catturandone la bellezza...

domenica 11 novembre 2012

Un week end gruuunge!

Veduta di downtown e Columbia tower
Non poteva che cominciare cosi. Una due giorni sporca e cattiva a Seattle, si era detto. Un mordi e fuggi nella citta' del grunge, approfittando dei due giorni liberi ciascuno.
Poteva anche cominciare peggio, effettivamente. Imbarcarsi sulla prima macchina diretta a sud, oltre il confine. E poi vedere chi si incontrava, dove tirava il vento.
Invece, complice anche  l'organizzazione last minute, si e' optato per il bus. 
Un bus comunque sporco e cattivo (ed economico) sia chiaro. 
Pine Market Place


E un arrivo al fotofinish nella migliore tradizione action movie, con tanto di corsa nell'androne della stazione, e strigliate al taxista “Non puo' andare piu' veloce?!” che avrebbero inorgoglito stuole di sceneggiatori navigati. Il Bolt bus, biglietti anche a 1 dollaro, nella migliore tradizione low cost europea, ci aspettava gia' con l'aria minacciosa di volersene andare senza di noi, in una serata umida di fine Ottobre, in una spoglia stazione alle porte di downtown.
Con un pizzico di fortuna (che io continuo ostinatamente a chiamare “tempismo perfetto”) ci imbarchiamo invece sul bus, trafelati e increduli, e facciamo rotta verso Sud, al confine di Stato.
Dopo un passaggio alla dogana piu' tranquillo del previsto riprendiamo il cammino per un'altro paio d'ore, il tempo di stalkare due ragazze di Chicago recentemente trasferitesi proprio nella principale citta' dello stato di Washington. Una delle due, apprendiamo presto, lavora niente di meno che in Microsoft, nella sede del colosso informatico, che, come anche Boeing e Starbucks, ha piantato le sue radici nell' “evergreen” state.  
Strada a Capitol Hill

Giungiamo in citta' che e' praticamente notte, ore 22:30 inoltrate. Ovviamente ci troviamo depositati in una zona di cui e' raccomandabile nella migliore delle ipotesi, qualche insegna luminosa al neon, perdipiu' a ideogrammi, a segnalare, col beneficio del dubbio, presenze di vita nelle vicinanze. Purtroppo le stesse, per l appunto asiatiche (capiremo di essere stati a Chinatown), non si rivelano utili nemmeno per indicarci un telefono o cambiarci i dollari canadesi in qualche salvifico spicciolo americano, il necessario per un biglietto del bus.
Il Bus appunto. Siamo attesi, oltre tanto non poteva arrivata la nostra “capacita' organizzativa”, da un couchsurfer di mezza eta' di stanza a Burien, che capiremo presto, si trova a Seattle come Monza si trova a Milano. Non esattamente la posizione perfetta, considerando che e' ormai notte e di pullman ne passano col contagoccie, ma tant'e'. Sporca e cattiva doveva essere, sporca e cattiva...e stanca, sara'.

Lorenzo e le indicazioni
stradali 

Dopo aver saggiamente deciso, forti della nostra inattaccabile conoscenza geografica di Seattle, di cambiare un bus per un'altro per non aspettare il prescelto troppo a lungo, i nostri si ritroveranno dapprima a ridiscendere per intero l hinterland di Seattle, poi a ritrovarsi sperduti ad un capolinea che ricorda il film post apocalittico “The Road”. Ancora a questionare con un vigilante sciancato che pare uscito da un film di Fellini, ad accendere una disputa assurda sull'ora con dei senzatetto degna del teatro di Beckett e infine a girovagare a vuoto per un'ora su una strada maledetta colpevole, alla fine della fiera, di chiamarsi 4 South West invece che semplicemente 4 South.
Capiremo solo alla fine, una volta giunti sfiancati come cavalli alla benedetta abitazione di Larry, che quei volponi di Seattle hanno diviso la citta come una mela, chiamando le strade delle due meta' nello stesso modo, a differenza di un simpaticisso suffisso W. (ovest appunto) a distinguere quelle volte a ponente rispetto quelle affaciate s oriente, nell'entroterra.
Dopo aver sorriso istericamente alla pacifica e inappuntabile delucidazione di Larry guadagnamo i nostri letti, che se non altro, sono qualcosa di estremamente confortevole dopo le fatiche del nostro pellegrinaggio.  
scultura moderna al Seattle Center


La casa, a ben guardarla, e' infatti lussuosa e il simpatico Larry si rivelera' un maturo imprenditore edile recentemente dirottato all'industria aeroportuale per sopravvenute difficolta' congiunturali, leggasi crisi economica applicata al mattone. Anche qui, se non altro, i NordAmericani si sono dimostrati piu' svelti e capaci di noi.
Al risveglio, tonici e pimpanti siamo finalmente pronti per vivere la famosa “Citta' Smeraldo”, nome debitore di una lussureggiante vegetazione circondariale, che come Vancouver, adorna la citta' e trae vantaggio dalle abbondanti pioggie.
Stranamente, siamo accolti da una beneaugurante mattina soleggiata, che, col passare delle ore, si pentira' un poco di tanta esuberanza e si nascondera' timida, dapprima dietro nuvole multicolore, poi, definitivamente vinta, da una pomeridiana pioggerellina sottile, che, ci viene comunicato, ha il pregio di farci assaporare la vera Seattle. Quella grigia, non quella verde. 
Commosi da tanta genuina e locale ospitalita' metereologica facciamo i conti con le difficolta' tecniche di un'ombrellino che sembra piu' adatto ad una Caipirinha che a due aitanti turisti ma poi, comunque contenti di un'atmosfera tanto sudicia e “grunge” cominciamo la visita della citta'.
Larry ci consiglia una prima visita al Pine Market Place, nella zona antica. Non avrebbe effettivamente potuto consigliarci di meglio.
Questo mercato giornaliero che occupa e anima la parte piu' vecchia della citta', adagiata sulle sponde della baia, e' una rivelazione. Colori, profumi e un'assortimento di articoli il piu' vario ed ecclettico ci consegnano probabilmente l anima piu' sincera e ruspante della citta'. Al banco del pesce gli inservienti si lanciano, con la stessa disinvoltura, urla da camionisti e tonni giganti mentre nel lato dedicato all' oggettistica, artisti locali vendono articoli d' artigianato con la passione del lavoro fatto col cuore. Sull'altra lato della strada boutique enogastronimiche si rincorrono a colpi di profumi e vetrine accattivanti mentre al piano inferiore del mercato un muro completamente coperto di chewing gum risponde all'americana al romantico cortile di Giulietta e Romeo, e ai suoi muri completamente coperti di dediche d' amore ed eterne promesse. Sempre di eccesso di zuccheri parliamo, in fondo.   
Il muro di "gomma" 

Dopo aver conosciuto persone, prodotti e simboli del luogo ci dirigiamo verso un'altra icona immancabile di Seattle.
Lo Space Needle ci aspetta dopo una breve passeggiata lungo 1st Avenue, con la sua inconfondibile sagoma alla Star Trek.
Dopo aver stimato la sua altezza non all'altezza di tanta presunta altezza (in realta' e' il costo di 20 dollari che fa noi piuttosto bassi) altezzosamente procediamo oltre, e notiamo che il museo della musica e del movimento grunge, si trova praticamente a due passi, offrendoci un'assist d'oro per visitarlo seduta stante. Purtroppo il pomeriggio e' ormai inoltrato e il museo sta per chiudere. Ovvio.
Space Needle

Dopo aver chiesto informazioni sul contenuto impariamo che l'esposizione permanente contiene sezioni dedicate soprattutto ai Nirvana e a Jimi Hendrix (gruppo e chittaristi entrambi di Seattle) mentre non c'e' effettivamente un approfondimento sul movimento grunge o sulle formazioni tuttora in attivita'.
Decidiamo quindi di procrastinare alla serata e a qualche locale dal vivo la nostra ricerca della vera anima musicale di Seattle.
Dopo aver visitato una mostra di WordVision dedicata alle urgenze sociali e sanitarie dell'Africa piu' povera decidiamo, contriti, di cominciare il nostro impegno sociale cominciando dalle urgenze a noi piu' vicine.
Ci mettiamo alla ricerca di un ristorantino (dove eventualmente ascoltare musica dal vivo). :D
La nostra insistenza viene premiata quando in uno Starbucks riceviamo la dritta giusta per un buon locale livemusic non troppo distante, sulla 2 Avenue.
Io e Jimi Hendrix

Bene, il conto a passivo con la fortuna deve venire definitivamente colmato quando, seduti al bancone del “Crocodile”, ci sentiamo comunicare che questo “E' il posto dove i primi Nirvana solevano esibirsi”...Wow! Non potevamo inciampare in niente di meglio. :)
Attorno a noi poster b/n dei Mudhoney, Pearl Jam e gli stessi Nirvana troneggiano su uno dei luoghi simbolo del movimento grunge. E noi ci siamo casualmente finiti dentro!
...aspettiamo una tempesta di meteroriti castigarci all'uscita o qualche altro evento ugualmente catastrofico rovinarci il resto del viaggio!
Scongiuri a parte, siamo contenti di tanta buona sorta e ci godiamo il concerto!
Sul piccolo palco, in fondo alla sala, una band “electro, pop-melodyc” riporta le lancette al 2012, ricordandoci che la citta' non vive nel passato ma continua al contrario a incoraggiare le nuove tendenze musicali. Nella fattispecie il sound tipicamente hipster che spopola ultimamente in Nord America, da New York a LA.
Concerto dal vivo al "The Crocodile"

Dopo l'esibizione, peraltro di alto livello, ci congediamo e riprendiamo la rotta verso Monza, questa volta imbarcandoci sull autobus giusto. :)
L'indomani saremo di visita, in compagnia della fedele sottile pioggerellina, prima a Capitol Hill e ai suoi negozzietti underground di antiche polairoid reciclate e vecchi vinili, poi di nuovo a PineMarket Place, per un ultimo souvenir e qualche saluto. 

Pescivendolo di Pine Market


Infine un altro caffe' in una delle tante catene sparse per la citta' e come sipario, ovviamente, un'affannosa corsa per l'ultimo bus verso Vancouver.
Sunday e Lawrence, 2 amici conosciuti
alla fermata del bus





Sara' l'istantanea finale di un viaggio tanto breve quanto intenso, intriso, oltre che dell'umida', da un'atmosfera ruvida e vibrante, che ci consegnano una citta' genuina e viva. Quella Seattle ruspante che ancora dopo vent'annie, rappresenta un' epicentro di tendenze artistiche ed energie in evoluzione, qualcosa di cui effettivamente si sente la necessita', ed in Italia anche la mancanza.

Space Needle e EMP museum





venerdì 12 ottobre 2012

Diari di bordo

"E' dura. A volte e' dura credere sia tutto qui. Alzare lo sguardo, fare due conti, passare in rassegna il gia' visto, il vedibile, cio' che ci aspetta. Come un leone che si vuole saziare di tutto e subito, la curiosita', la fame della vita, ci spingono a divorare cio' che e' alla nostra portata, fino a spingerci al limite.
Ebbene ogni salita, scalata che si rispetti, ha la sua cima, e poi, ovviamente la sua discesa, il suo precipizio. Non la sola speranza o la residua curiosita' per cio' che rimane da sperimenare rinfoloca l'uomo. Credo ci voglia ben altro. Qualcosa che vada al di la' della lista di propositi o desideri terreni, che, chi piu' chi meno, traccia quotidianamente.
Qualcosa che abbia un calore e un sapore diverso dell'ingenua speranza di incontrare casualmente le persone giuste, i momenti buoni, gli sguardi complici. Capace di giustificare l'attesa, le scuse per la diretta, i vuoti a perdere.
Qualcosa che arda dal di dentro, in maniera inestinguibile. Che sposti e rivaluti la nostra scala di valori, i punti fermi. Che dia un senso altro. Anche se senso non c'e' o non sara' mai alla nostra portata.
Perche' di una lunga, ennesima corsa, non rimanga solo il nastro dell'arrivo ai nostri piedi, la sfocata fotografia di un istante che abbiamo ricordato di ricordare, ma il sapore di un percorso, la panoramica di un destino, che passo dopo passo ha trovato consapevolezza di se'."
  (dal taccuino, in un pomeriggio di riletture)            
                                                    Broadway - New York - 22/04/12

"L'attesa"  (Harrison Springs - Ca - ) 
                                                                                                        

giovedì 13 settembre 2012

It's up to you...New York...New York!!

Prima casa. Nel Queens.

Difficilmente troverai alter citta’ in grado di entusiasmarti come New York.
La cattiva ragazza anche se pericolosa ammalia e seduce. E alla fine credi di non poterne fare piu’ a meno. Ti conquista.
Difficile stabilire se sia piu’ quello che ti da o quello che ti toglie. Questo, immagino, dipende dal proprio personale equilibrio o da cosa uno vada alla ricerca. La bad girl offre un catalogo di alternative che e’ pressoche’ infinito.
Angolo del Village, dove ho lavorato.

A me, personalmente, ha dato e insegnato parecchio. Piu’ di quanto certe porte chiuse, persone sbagliate o incontri a vuoto abbiano potuto togliermi.
New York non si nega a nessuno, e con le sue grandi braccia tatuate mamma America, e’ pronta ad offrire uno spicchio di se a chiunque sia in grado di addentarla.
Come la piu’ famosa mela proibita: ti invita a servirti.
E’ tosta, dicono. Vero.
Ma allo stesso modo e’ onesta e ti dice quanto vali.

Sara’ immorale e spietata, forse. Ma probabilmente e’ lo specchio fedele di un certo urban homo sapiens sapiens del 21esimo secolo e applica una rigida selezione naturale. Darwin ringraziera’. 
Angolo tra 4th street and 6th Avenue
- Greenwich Village -
 - Central Park -

Ponte di Brooklyn,
da Lower Manhattan

New York continua a rimanere la roccaforte americana delle possibilita’ a misura di ogni tipo d’ambizione.  Autoalimenta il suo mito anche in tempi di crisi, e la gente continua a rincorrerla a caccia della sua El Dorado. Fama, fortuna o semplicemente una buona voce da mettere a curriculum ( magari condita da un buon network di conoscenze “giuste”); la grande mela rappresenta il paradigma del sogno Americano da tradurre in (consumistica) realta’, declinato nella sua forma glamour.
La scintillante metropoli della promessa:
“Se ce la fai qui ce la puoi fare ovunque!”, si cantava.
Dura arrivarci e dura restarci, il capitol visti e’ una jungla nella quale si rischia d’impazzire. Ma alla fine trovi i trucchi, le crepe del sistema e i suoi paradossi. E scopri che anche l America non e’ poi cosi diversa da tanti altri paesi. Se hai talento (piu per arrangiarti e venderti, paradossalmente ) troverai il modo di avere il tuo spazio, e forse la tua piccolo fortuna.
Dicevamo che e’ dura, vero. E anche finta, e fredda.
Se hai modo di frequentare un certo tipo di middle-high class, come mi e’ capitato, capisci quanto tutto sia un gioco di specchi, e le possibilita’ concrete poi si riducano a quanto bene sai conoscere le persone giuste e vendere te stesso ai party. Il networking. Sport nazionale numero uno da queste parti.

E’ anche sporca, piu’ di quanto si riesca a immaginare.
"Raccolta differenziata" fai da te. X pochi cents.
Forse il milionario sindaco Bloomberg dovrebbe pensare piu’ ad un buon piano di derattizzazione che non ad avvallare nuovi e costosi progetti edilizi. Gli inquilini piu’ numerosi della grande mela sono senza dubbio topi e scarafaggi. I cristiani, come le alter fedi, seguono lontani. Imbarazzante ma vero.
Eppure, dicevamo, non si arriva a New York alla ricerca del proprio Shangri-La o di una Spa tutto relax. L’igiene, la cura del corpo e dell’anima, possono attendere, altrove.
Essere parte di questa citta’ eccita, inebria. E’ energia pura! E ti trovi dentro questa grosso circo dove tutto luccica e sa di possibilita’. 
Taxi!! 

E’ come essere in un casino’…le prime mani osservi e lasci giocare gli altri..poi anche a te viene voglia di giocare, non ce n’e’.
Dicono che se rimani a New York (e parlo di Manhattan) piu’ di 4-5 anni, non riesci piu’ a lasciarla. Ti entra dentro come una droga. Vernissage, prime teatrali, manifestazioni, parate, festival, set cinematografici open air, party alla moda, flash mob.. Nella City non manca niente…e una volta, passata la crisi post-overdose e prese le misure alla grande giostra, non si vorrebbe piu’ scendere.  
Folla "astratta" a Times Square

La citta’ come solo in un continente giovane poteva accadere, si e’ sempre plasmata in funzione delle nuove tendenze, mutando laddove si intravedeva il potenziale di un rinnovamento. Il meatpacking district, zona fino ad un decennio fa covo di malfamati e reietti, e prima ancora di grezze macellerie all’ingrosso, e’ ora uno dei quartieri piu’ esclusivi e cari. I Newyorker bohemian o gli attuali hipster, da par loro, hanno invece migrato dal Greenwich Village per stabilirsi a Williamsburg, la nuova area “cool” di Brooklyn. Ma ci sono tante e tante faccie ancora in questa citta’. C’e’ il borough del Queens con la sua babele di quartieri, gente e razze. Periferia residenziale piu’ rilassata, porta sul retro dell’integrazione culturale e razziale. Qui i popoli e le sue genti si stringono attorno alle proprie tradizioni, e rivivono i propri paesi. Poi Brooklyn e Staten Island, backyard dei New Yorkesi stanchi di vivere in un box 4x4 a cifre folli. E il Bronx, culla della comunita’ afro-americana e del black power.
New York e’ New York. Ed e’ tremendamente sexy. Come una donna bellissima che sa sedurti e metterti a tuo agio, salvo poi scomparire dietro una porta con scritto “custumers only”.
Statua della liberta', al tramonto. 
 Ce n’e’ per tutti e ce n’e’ anche per te. Basta saper bluffare, avere delle buone carte e una buona dose di fortuna al tavolo al quale hai scelto di giocare. 
Dove possibilmente conosci il croupier. :)


…It’s all up to you… come si e’ detto…




sabato 5 maggio 2012

La grazia

"Il bacio" - Aprile 2012 - Flatiron district - New York 
"Bimba sul treno" - Giugno 2011 - Viaggio Milano - Bologna
"Bimbo alla stazione della metro" Marzo 2012 - New York -
Scalinata del Lincoln Memorial - Marzo 2012 - Washington DC -


La grazia

Come una gonna mossa
dal vento d'estate
la grazia si pone sulle cose
per capriccio, volubile.
Le sospende e solleva, per un attimo.
Getta un casuale raggio di luce
sul loro incolore procedere.
Come il riflesso della luce del mattino,
su un vetro appannato.
Un attimo dopo però,
le abbandona.
Come amanti sedotti
e lasciati a metà,
nella ragnatela dell'incanto.


martedì 17 aprile 2012

Si, viaggiare!

Viaggio in bici a playa Ancon  - Cuba -




Viaggiare

 È nella natura delle cose.
Cercare, indagare, scoprire;
come motore, essenza stessa della vita.
È la sua metafora.
È vivere con un amplificatore piantato nel cuore
e un sintonizzatore che parla al cervello.
È respirare a fondo aria nuova,
rigiocare spazio e tempo, sul tavolo verde dell'incerto e del possibile.
È leggere il libro della vita tutto d'un fiato,
catturarne le frasi migliori, ripagarlo con emozioni.
È accarezzare il destino con aria distratta,
per poi soffiare su quel puzzle, il nostro, per gioco.
È immaginarsi altrove,
in mille luoghi, panorami, destini.
È credersi già vecchi
e poi riscoprirsi bambini.





domenica 1 aprile 2012

...Leaving Cuba is never easy..!

Coppia sul bagnoasciuga di Varadero
Arrivo a Varadero, capitale del turismo di massa, senza grosse aspettative se non la confortante prospettiva di lunghe e soffici spiaggie bianche , pronte a cullare le fatiche del mio pellegrinaggio. Non rimango deluso.
Varadero è esattamente questo, un monotono ma incantevole litorale dove lasciar riposare le proprie terga, scrutando un orizzonte che si confonde nel blu cobalto del Mar del Caribe, magari bevendo un mojito mentre una salsa cubana o una rumba rompono la ripetitiva nenia delle onde sul bagnoasciuga.
Prendo in affitto una camera in una “casa particular” e mi rilasso qualche giorno, il tempo di riordinare un po’ le idee e il materiale per il mio progetto foto-documentaristico. Nel mentre ho comunque l’occasione di conoscere Marco, un artigiano del rame italiano in vacanza con la fidanzata, due sorelle cubane originarie della vicina Matanzas e un colorito e chiassoso gruppo di amici della stessa Varadero, con cui avrò il piacere e l’onere di giocare un faticossissimo 3 contro 3 a beach soccer sulla spiaggia..!
Queste 3 nuove conoscenze mi permetteranno ancora una volta di toccare con mano la situazione cubana nel suo complesso. Marco ha conosciuto la sua fidanzata cubana ad un’esposizione di alcune sue opere all’Havana, le 2 sorelle sono in gita pomeridiana a Varadero, meta ideale per rilassarsi al mare e confondersi per un attimo coi turisti occidentali, mentre il gruppo di ragazzi frequenta l’università , perlopiù nella capitale.
E proprio durante una loro accesa discussione sulla spiaggia, al calar della sera, che ho la fortuna di cogliere le diverse sfaccettature dello spirito dei giovani nella relazione col proprio paese. Due di loro, in chiaro disaccordo, sono particolarmente estremi nelle rispettive posizioni e in un caso appoggiano con orgoglio la natura rivoluzionaria e ideologica della loro politica, con le dolorose ma coerenti scelte che ne derivano, nell’altro guardano all’America e all’Europa come il paradiso lontano, dove l’individuo è libero di esprimersi e agire come meglio crede senza la soffocante cappa di retorica, propaganda e limitazioni che lo opprime a Cuba.
In un momento concitato del confronto vedo addirittura la paura negli occhi degli amici vicino, spaventati nel fare chiasso con temi tanto scottanti e preoccupati dell’arrivo di qualche poliziotto o agente in borghese....!
Lascio Varadero il giorno dopo, per dirigermi nella vicina Matanzas. Mezzo di trasporto? Un camion russo riaddatato al trasporto persone che tossisce fumo nero pece lungo la strada principale.che collega le 2 località.   

A Matanzas vengo subito “accolto”, come da programma, da una sfilza di procacciatori di camere che affollano la stazione dei bus. Il più volenteroso (e simpatico!) è Rachel, che mi conduce, ad onor del vero, nella sistemazione più bella che abbia incontrato lungo il mio cammino cubano.             Una deliziosa casa coloniale di fine secolo 19 dove ho addirittura      
                                                    a disposizione un intero appartamento!        
Ponte a Matanzas
Le pareti sono spesse ed i muri altissimi, il vecchio modo per mantenere le case fresche d’estate e calde d’inverno. Purtroppo posso passare solo una notte in questa fantastica magione e, dopo aver speso una giornata a visitare Matanzas, le sue piazze, i ponti e il bellissimo e antivo teatro in legno, trovo il modo per tornare all’Havana. Lo stesso Rachel mi procurerà un passaggio su un auto diretta alla capitale. Dividere le spese dello strappo con altri passeggeri è il modo più veloce ed economico di viaggiare su una tratta breve, mi viene comunicato.    

Lavoratori in pausa all'Havana
Dopo un’ora e mezza percorsa sul bellissimo litorale Havana-Matanzas rientro già nella pittoresca e folklorica capitale, ne respiro i profumi e ne colgo la tipica atmosfera di “parentesi nel tempo, congelata per i posteri” . Appena in tempo però per realizzare che il mio tempo a disposizione sta per scadere e nel giro di 3 giorni dovrò prendere il volo per il grande Nord, destinazione: Toronto. Sprofondato così nella malinconia riabbaraccio Marlen e Karla e riprendo le mie vecchie “abitudini” Habanere. Il rituale della colazione con Marlen a chiacchierare di musica, cinema e letteratura, le risare con Karla e...sì, anche il vecchio letto sadomaso! J
Il giorno dopo reincontro anche Dominika e Sylvia le 2 amiche polacche anh’esse in partenza, visito per bene i monumenti e le parti ancora sconosciute della città (Tra cui brilla senza dubbio la Habana Vieja, Patrimonio mondiale dell’umanitò) e scatto un bel po’ di fotografie. Come un osservatore mai sazio che vuole immortalare tutto ciò che può, finchè può..
L’ultima sera poi concludiamo in bellezza con la partecipazione alla prima del balletto “Coppelia” nel teatro Nacional. Andiamo io, Marlen e Marco (invitato per l’occasione) e scopriamo quanta grazia e senso artistico possano albergare in un tratro di un paese tanto esotico quale Cuba. Folgorati da cotanta bellezza e sorpresi nel scoprire tanta cultura vicina alla nostra in questo piccolo angolo del Caribe ci congediamo. Per lui ci sarà ancora qualche giorno da spendere sull’isola, per me sarà la ciliegina sulla torta di un viaggio bellissimo, su un’isola ricca di un fascino tutto suo, probabilmente senza eguali.

Difesa del territorio a Plaza de la Catedral
- Habana Vieja - 
Un saluto speciale da un sosia speciale!
- Habana -

mercoledì 7 marzo 2012

Sulle orme del Che


Vista dal basso di Plaza Agromonte - Camaguey -

Casa de la trova - Camaguey - 
Ancora assonnato e mezzo stordito, riesco a guadagnare la stazione degli autobus, dove ritrovo Arturo, Dominika e Sylvia, i miei compagni di nottata da cui mi ero separato solo un’ora prima per un’improbabile sonnellino previa-partenza. La strada con il primo purtroppo si divide subito, troppo forte per lui la tentazione di una gita a Varadero, prima del suo rientro finale in Brasile. Con le 2 ragazze polacche invece il viaggio prosegue assieme, destinazione Camaguey, la città delle mille chiese e dalla pianta urbana incomprensibile. Oggetto di continui saccheggi da parte dei pirati, nel secolo 17, scelse di svilupparsi secondo uno schema edilizio intricato e contorto, utile a disorientare e poi intrappolare i bucanieri in fuga o quelli pronti a entrare in città per saccheggiarla. Il disegno delle sue vie e piazze è spesso irregolare e bizzarro, mentre la enorme quantità di luoghi di culto per il credo cristiano le conferiscono l’appellativo di capitale della fede cattolica cubana. Nel tentativo di entrare in una di queste chiese facciamo la conoscenza di un gruppo di professori multilingue, insegnanti di lingue di una scuola serale lì vicino. Ci avventuriamo in una divertente conversazione poliglotta e scopriamo quanto sia incentivata (e gratis!) la formazione continua a Cuba e quanto questo si rifletta in un livello culturale medio molto più alto che in altri paesi. Tuttavia, anche se insignita del riconoscimento da parte dell’Unesco,  la città non brilla come le precedenti e, complice il poco tempo, decidiamo di trattenerci una sola notte. Il giorno seguente,  già sicuri di rivederci all’Havana in pochi giorni, ci separiamo. Dominika e Sylvia procedono per l’estremo oriente (Santiago), io mi dirigo a Ovest, destinazione Santa Clara.  
Dominika sul campanile al tramonto - Camaguey -
Pranzo in casa cubana in compagnia di
Carlos, Susana y Fran.
-Santa Clara-
Monumento a Ernesto "Che" Guevara - Santa Clara-
Dopo un viaggio di cinque ore, arrivo che è già notte. A darmi il benvenuto nella stazione dei bus, un’enorme viso di Ernesto Guevara. Eccomi nella città adottiva del Che! Qui il medico argentino si distinse come guerrillero e, sabotando un treno carico di munizioni dell’esercito di Batista, conquistò la città chiave del centro-ovest, determinando il “trionfo rivoluzionario” e il successivo esilio del dittatore Cubano.
Ad attendermi in città, Carlos, un caritatevole amico di couchsurfing pronto a darmi asilo! J
I miei 2 giorni passati con lui e i suoi amici (nella foto piccola) saranno bellissimi! Avrò la fortuna di toccare con mano la situazione dei giovani coetanei cubani, di parlare a lungo con Susana dell’assenza di libertà di stampa, di pensiero, e di azione a Cuba e di divertirmi con loro al Menjunje, il centro di divertimento notturno in città.
Durante il giorno invece, visiterò con Carlos i vari luoghi dedicati al culto del Che, la montagna dove pianificò la guerrilla, il treno fatto deragliare, il museo e il mausoleo che accoglie le sue spoglie e quelle dei suoi compagni caduti in Bolivia. Scopro quanto sia amato e rispettato dal popolo cubano e quanto il suo pensiero e il suo esempio continuino a ispirare persone di ogni età.
Dopo questo tour de force nello spirito cubano più vero devo salutare a malincuore i miei nuovi amici e dirigermi verso Nord-Ovest. Sulla strada per l’Havana non posso ignorare Varadero e decido dunque di concedermi qualche giorno di “meritata vacanza” sul mare. Ahah! J

sabato 3 marzo 2012

Le perle del Sud!

Il viaggio continua in solitaria, direzione Sud. Sul percorso le 2 città costeggianti il litorale Sud del Mar dei Caraibi, Cienfuegos e Trinidad.
Dopo un viaggio completamente assorto nella lettura giungo alla prima meta, Cienfuegos, la cosiddetta “perla del Sur”.        
La sua fama non tarda a mostrarsi, l’architettura coloniale ha un fascino più distinto, maggiormente elegante e curato. Scopro infatti che ha un origine relativamente recente e deve la sua fortuna al prosperare del commercio di canna da zucchero di inizio ‘900, per mano di famiglie francesi qui emigrate e arrichitesi. La città si distingue inoltre per il viale sul mare (Malecon) più lungo di tutta Cuba e per aver dato i natali a tal Benny Morè, il barbaro del ritmo! Praticamente un Adriano Celentano de noiatri, con Cienfuegos come Via Gluck! Bene, non ho detto che appena giunto nella stazione dei bus sono stato placcato da un affittacamere, e, grazia ha voluto che ora mi trovi sistemato in una bellissima casa di fine ‘800 con tanto di patìo, sedioni a dondolo e un cameriere personale (lo stesso proprietario) che praticamente mi venera e tratta come una divinità! Molto bene. Procedo nella visita e tra una colazione da buffet continental e cene all’aragosta decido di trattenermi altri 2 giorni. Come biasimarmi? :)
Sulla lista delle cose poi fatte: una gita al delfinario (bellissima!),  una capatina in spiaggia, un giro fino Punta Gorda (la parte più lussuosa della baia) con un amico bici-taxista  e una serata in discoteca con Juliee e Joel, 2 ragazzi locali conosciuti su un pullman.
Scopro come ballano i cubani e cosa diavolo gli scorre nelle vene quando sentono un po’ di musica!  Scopro anche in che condizioni reali versino, e dopo aver offerto l’intera serata come da costume, regalo anche una maglietta a lui e dei soldi a lei. Sorvolo sull’imbarazzo nell’ascoltare le loro necessità basiche. E poi lamentiamoci di come stiamo messi in Italia, penso. Saluto il grandioso amico Isidro dopo avergli promesso una meritata mail di encomio a Lonely Planet, prendo la guagua (bus) delle 11 e mi dirigo verso la vicina Trinidad. (nella foto sotto)
Beh, come descriverla? Trinidad fin da subito è una rivelazione. Una città piccina piccina ferma al 1850, dove edifici, usanze, luoghi comuni sono perfettamente a loro agio in questo angolo remoto del tempo. Le strade del centro sono ancora ciottolati che alzano polvere al passare della gente o dei cavalli, il luogo dove piccoli artigiani vendono le loro opere e dove gli anziani ammazzano il tempo giocando a domino. Gli edifici color pastello e le grandi finestre a grata sono lo sfondo di una vivace vita sociale che si svolge principalmente all’aperto. La salsa o la "trova" suonata dal vivo la colonna sonoro delle fresche serate sulla “scalinata”, il luogo di ritrovo più gettonato, sede de “La casa della musica”.
I mie 3 giorni passati a Trinidad sono infatti perlopiù pomeriggi e nottate, la mattina non è pervenuta. Ogni sera alla “Casa della musica” orde di turisti rimangono stregati a vedere ballare la salsa cubana. Io tra loro. L’occasione però è d’oro per conoscere gente e nel corso dei 3 giorni ho l’occasione di fare amicizia con Canadesi, Argentine, Brasiliani e due Polacche, con cui poi proseguirò il viaggio per Camaguey. L’ultima sera, nell’attesa dell’unico bus per l’Oriente in partenza alle 8.00, passiamo una memorabile nottata (in bianco!) tra discoteche, viaggi in bicitaxi dove ci improvvisiamo autisti e la terrazza della casa dove sono ospitato, a bere birra e fumare sigari cubani.  Il modo migliore per salutare una città tanto bella quanto viva! 
Rachel e Jen, from Canada, a Playa Ancon (Trinidad)




domenica 26 febbraio 2012

Havana & Valle di Vinales


L’arrivo all’Havana via aereo è drastico, come previsto. Il salto dai -5 italiani ai + 30 è netto, ma in fin dei conti gradevole e stimolante, che dite? I miei primi giorni nella capitale son piuttosto intensi e rocamboleschi, in ordine al cambio di costumi, abitudini e...esigenze primarie!  Ho la fortuna e l’onore di essere ospitato da 2 “Habaneras”, madre e figlia residenti all’Havana amiche di Miriam, un’amica musicista di Città del Messico. Tradotto significa:  possibilità di conoscere con mano usi e costumi locali, tradizioni, modo di vivere ma...anche tutta una seria di difficoltà e controindicazioni che vivere a Cuba e all’Havana, comportano. La doccia è un rigagnolo da catturare col secchio, il letto una serie di molle appuntite per una prolungata sessione di agopuntura notturna, la “comida”... un monologo di riso e frutta. Ciò nonostante, e come spesso capita, la disponibilità, l’attenzione l’affetto che ricevo sono subito tangibili e contagiosi. Si crea immediatamente un bellissimo clima e le basi per un’ottima amicizia.
La comune conoscenza di Miriam è il ponte per lunghe chiacchierate sulla musica. La stessa passione per la musica il viatico per discussioni sul folklore cubano, la storia del paese e la sua cultura.
Apprendo subito le ristrettezze con cui convivono i Cubani, le sacche di estrema povertà e le difficoltà per campare. Tuttavia, con la stessa dignità e un pizzico di orgoglio, vengo messo a conoscenza della qualità dell’istruzione (completamente gratuita), del primato mondiale cubano nel campo medico e del libero accesso alle possibilità di arricchimento culturale. Teatro, cinema, sport e corsi di varia natura qui a Cuba sono alla portata di tutti, per pochi pesos cubani o del tutto gratis. La conversazione si snoda lungo le affollate calles della città in direzione Centro Habana.  Una bizzarra serie di veicoli o “mezzi di trasporto” mi danno il benvenuto sull’isola.  Bicitaxi, carrozze trainate da cavalli, apetaxi, camion russi degli anni ’70 e uno sterminato elenco di auto americane degli anni ’50 colorano il traffico urbano. Benarrivati nel paese dove il tempo si è fermato! Miriam mi spiega subito che l’eredità americana e poi sovietica è ancora ben tangibile. In un paese dove la Rivoluzione del ’59 ha stroncato un regime sorretto dagli Americani e dalla loro malavita e dove per 30 anni si è vissuto sorretti dalla stampella economica dell’Unione Sovietica il mondo globalizzato e i suoi riti consumistici sono un lontano miraggio!
Visitiamo l’Hotel Nacional de Cuba, spettatore fidato di quasi un secolo di storia Habanera. Al Capone, Carter, Churchill ma anche Benny Morè, Compay Segundo e altri artisti cubani e non hanno visitato le sue stanze. Di seguito un piccolo grande museo dedicato alla crisi dell’Ottobre ’62, ospitato nei bunker sotterranei costruiti per fronteggiare un’eventuale attacco Americano. La guida è un anziano ex militare che visse quei giorni di stanza nella milizia cubana, quando il mondo si trovò ad un passo dalla terza guerra mondiale. 
Spiega la nascita dell’embargo americano e dei vari retroscena sull’intreccio politico CUBA-URSS-USA di quei giorni. I giorni seguenti sono dedicati alla scoperta di Plaza de la Revolucion con i suoi murales dedicati a Fidel Castro e Che Guevara (vedi post precedente) e all’Habana vecchia considerata a ragione patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Il suo intricato dispiegarsi di vie e viuzze, le sue piazze e gli edifici coloniali omaggianti l’Art Decò, il Barocco e il Neoclassico europeo si stagliano contrastanti sulla fatiscenza dei vecchi edifici residenziali e brillano di una luce romantica e decadente. La sera è tempo di ascoltare un po’ di musica cubana suonata da un’amica di Karla, la figlia clarinettista di Mariel. Prendiamo posto all’Hotel Parque Central e nel mentre progettiamo la nostra gita a Vinales, una lussureggiante valle a 4 ore ovest dall’Havana.
Il giorno dopo una Chevrolet rosso sgargiante del 1951 ci aspetta sotto casa. A guidarla 2 conoscenti di Mariel che ci offrono il viaggio a 80 Cuc per tutta la valle, andata e ritorno.

Il viaggio è speciale, sembra di essere in una pellicola americana del periodo d’oro di Hollywood. La macchina con sedili di pelle in tinta, uniti davanti e dietro, sputa gasolio mal combusto lungo una strada colorata da terra color ruggine, piantagioni verde tabacco sotto un cielo turchese e sgombro di nuvole. All’arrivo nel pittoresco paesino omonimo, solo il tempo di cambiare qualche euro in Pesos Convertibles nella cadeca locale, poi via di nuovo, sul percorso una piantagione di tabacco in raccolta, le tipiche grotte carsiche della zona, il murales più grande del mondo dipinto su una montagna e lezioni di sigaro cubano con un contadino. 



Il rientro è romantico, fermi in un parcheggio a mangiare il nostro pranzo al sacco ci immaginiamo in un drive in americano, a guardare un film comodamente seduti in macchina. Lungo il rientro fitta conversazione con Karla sulla sua passione per la musica, la lontananza dalla gemella violinista ora residente in Costa Rica e le possibilità per i Cubani di un futuro migliore, liberi arbitri della propria vita invece che passivi sostenitori di un sistema, che per quanto retto da solidi ideali, li opprime e limita.

sabato 25 febbraio 2012

Plaza de la Revolucion - La Habana -

Ciao a tutti, per sopraggiunte difficolta' nell'accesso a internet qui a Cuba mi trovo a poter aggiornare il blog col contagoccie. Tuttavia, questa connessione, quest'oggi qui a Varadero, mi pare migliore delle altre..miracoli dello sviluppo turistico capitalista, direbbero qui.. Lascio giusto una piccola memoria, dei miei primi giorni passati all'Havana..qualcosa di molto inflazionato lo so..ma per cominciare ci sta..Ecco una veduta di Plaza Rivolucion, e del suo celeberrimo murales di Che Guevara..Hasta la Victoria Siempre! come direbbero qui..

venerdì 10 febbraio 2012

...e sogniamo!

Se e quando dovesse capitarvi di riascoltare questa canzone pensatemi, e PENSATEVI, da qualche parte nel mondo, a sognare...Un abbraccio a tutti coloro che hanno contribuito a queste emozioni! enjoy...

giovedì 9 febbraio 2012

Ciaoo!


Ciao a tutti! Dopo una discreta gestazione ho deciso di inaugurare il mio blog, in vista del mio prossimo e imminente viaggio.
 Per chi non mi conoscesse sono Paolo, un Dott. Agronomo con la passione per la fotografia, il viaggio di scoperta e tutte le manifestazioni di autenticità che la vita sa produrre.
Amo indagare la realtà che mi circonda alla continua ricerca della spontaneità e dell'istintività della vita, dietro cui spesso si cela la vera bellezza,a sprazzi e in forma imperfetta.
Dopo un anno di "letargo" riprendo armi e bagagli e parto all'avventura per il continente americano! Sulla rotta Cuba e Canada e New York!  Stay tuned!